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19 ottobre 2008
thoughts

| inviato da simo il 19/10/2008 alle 16:49 | |
19 ottobre 2008
When i was a(n) (unconventional) journalist
Siamo d’accordo che al giorno d’oggi il mercato musicale si sia gradualmente avviluppato dentro schemi che definire sterili o artificiali o svilenti risulterebbe un indulgente eufemismo, assistendo alle deludenti discrasie di gruppi assolutamente rispettabili come i Radiohead che annunciano irresistibili rivoluzioni mediatiche poi tradite nell’arco di poche settimane. Nulla cambia sotto questo cielo asmatico, eppure, eppure ci sono anche le certezze. A volte. Certezze solide e leggere come il volo di falene ubriache, certezze che potrebbero crollare oggi stesso lasciando parimenti un aroma di fiori al neon nelle camere iperbariche dei nostri ascolti notturni, che poi, a ben vedere, rimangono l’ultimo rifugio atomico di un’intimità perduta da qualche parte in fondo a un network, di una verginità morale che ci apparteneva nei giorni perduti dell’adolescenza, quando ci bastava un bicchiere di vino per pensare che la vita tutto sommato non sarebbe stata poi così difficile. Nelle notti in cui non dormo, quelle notti di fantasmi e fuochi fatui e incubi di plastilina, quelle notti inquiete in cui sfuggo alla coscienza nel buio della stanza inforcando cuffie sproporzionate nascondendomi dietro un tasto play e al fumo azzurro di una multifilter trafugata dal pacchetto di mia madre, una delle poche certezze che possiedo si chiama Constellation, quella manciata di stelle coraggiose che attraversano il cielo incancrenito e splendono di una forza e pace turbolenta che solo i canadesi posseggono. Constellation significa Godspeed You! Black Emperor, Evangelista, l’ultimo Vic Chesnutt, Silver Mt. Zion appunto. Sono loro i miei santi notturni, le preghiere disperate. Nenie e convulsioni e fughe attraverso dimensioni parallele in cui fuggire dai demoni rutilanti di lavori sconnessi, delusioni, amori marciti.
Constellation significa una nuova via. Significa suonare per divertirsi. E farlo fottutamente bene. Constellation è un etichetta discografica, ma anche un collettivo, ma anche un immaginario. Che lega tutti questi gruppi e noi sfigati onanisti, in quell’attitudine indiscutibilmente freak e il piglio punk. C’è lo spirito di Joe Strummer che aleggia benevolo da qualche parte, nell’ultimo disco dei Silver Mt. Zion, "13 Blues for 13 Moons", ma il suono è post-rock, o post-qualcos’altro, perché c’è anche il folk tzigano fra quei solchi, e c’è il deserto, e ci sono quelle stesse tredici lune, perché non è musica di questo mondo, questa, sebbene è di questo mondo che distilla sapientemente ogni singolo tormento, ogni emozione lacerata al pari della voce dolente del leader Efrim Menuck (ex GY!BE, chitarra, piano, voce, effetti), accompagnata da un collettivo di musicisti formidabili che nel corso degli anni si è allargato gradualmente raggiungendo una line-up di sette elementi, comprendendo Beckie Foon (violoncello), Eric Craven (ex-Hangedup, batteria, percussioni), Ian Ilavsky (chitarra, organo), Jessica Moss (violino, voce), Sophie Trudeau (ex-GY!BE, violino, voce), Thierry Amar (ex-GY!BE, contrabbasso, basso).
Domani, lunedì 20 ottobre, i Silver Mt. Zion arrivano a Roma al Circolo degli Artisti di via Casilina Vecchia. Si tratta di un evento atteso con trepidazione da molti indie-rockers della capitale e non solo, quindi vi consiglio di arrivare, se non proprio con largo anticipo, almeno non troppo tardi. Rischiereste di rimanere fuori.
di Simone Greco
3 settembre 2008
ink
Borneo roses on my shoulders sing the song of ending life vanishing throught the blackest eyes of a dying fluorescent Christ. Things loose their meaning, but here I stand bleeding and howling towards the silly stars that cough in the sky. Catch my mind and be anxious about it, you won't regret.
| inviato da simo il 3/9/2008 alle 23:23 | |
11 agosto 2008
Immagina
Ho rimosso ogni orpello, gettato la chincaglieria,
non rimane che un guscio colmo di silenzio,
un nido di paglia e amianto che mi avvolge
soffocandomi.
Non lontano, un corpo crivellato di proiettili
giace sull’asfalto di un viottolo in Central Park,
mentre sagome indistinte smaltiscono hamburger
correndo indifferenti e sfuggevoli,
orecchie sventrate di suoni da consumo salutare,
scarpe costose, tutine cangianti.
Le lenti rotonde sono riverse in un lago di sangue,
spezzate
la montatura piegata come la ruota di
quel morto quel giorno su quel viale,
presagio triste
Immagina che tutto questo non sia mai accaduto
Immagina che i santi sono buoni
Immagina che le imprevedibili traiettorie
di questa partita amara
non siano ancora passate per il “VIA!”
fuggendo su una mongolfiera fuori controllo
sospinta oggi dal tepido scirocco
domani dal gelido maestrale.
Estraggo una carta “IMPREVISTI”,
che le “PROBABILITA’” son tutte già prese.
Ci scorgo il mio ritratto dentro,
“Cazzo…” esclamo
e tiro il dado un’ultima volta
in – do – len – te – men – te.
| inviato da simo il 11/8/2008 alle 16:21 | |
29 maggio 2008
Warhol
Sono una banana gialla nel frullatore della disperazione.
| inviato da simo il 29/5/2008 alle 20:42 | |
22 febbraio 2008
Sfoghi di un maniaco depressivo sull'orlo del suicidio
I torti subiti lasciano cicatrici profonde negli animi sensibili ai quali la cattiveria veicolata dall'invidia appare un distorto comportamento post-umano da vicinato stragista. Sterili puttane del sistema anelano portafogli gonfi e menti vuote, questo gli hanno dato, questo hanno assorbito, piccole cavie di un gigantesco laboratorio sociale a cielo aperto. Appari, compra, guadagna più che puoi rinunciando al tuo tempo, ma con la macchina nuova in garage. Non scorgo più uscite d'emergenza dall'eclissi permanente in cui siamo precipitati.
| inviato da simo il 22/2/2008 alle 15:45 | |
6 febbraio 2008
Lavorare con lentezza
Nervoso. Fottutamente nervoso. Esasperazione prematura. Colpa dei cinque caffè. Colpa di quella stronza petulante.
Criticava il mio lavoro, non le piacevano i miei loghi. L’ho mollata, OK, adesso fattelo da sola.
Come dici? E’ urgente? E’ per il comune di Roma?
Cazzi tuoi, io non sono una puttana, cosa credi?
Avrei voglia di andarle a vomitare sullo zerbino della sua bella sede.
| inviato da simo il 6/2/2008 alle 16:52 | |
14 dicembre 2007
E luce fu. Presuntuosamente.
Ho iniziato il libro che da anni dico di voler scrivere.
Ho capito che la fiction non fa per me, quindi racconto una storia realmente accaduta a personaggi realmente esistenti. Niente flashback e strani incastri, niente effetti speciali, solo un io narrante per una storia come tante al ritmo di rock'n roll, alcol e droghe leggere. Un viaggio nella Roma di questi anni attraverso gli occhi di un ex-adolescente mai rassegnato a smettere di sognare.
Il bello è che mentre lo si legge in tutto il suo cartaceo splendore si può mettere allo stereo il prodotto di quella storia, un album strumentale, sperimentale, alternativo, indie (???), chiamatelo come cazzo vi pare, ma rimarrà comunque il NOSTRO album. E' questa l'idea. Il racconto della genesi di una manciata di pezzi che dio solo sa se verranno mai realmente incisi. Ditemi se è poco.
Dunque inizia il mio ambizioso progetto musical-letterario, affrontato come al solito con quell'apparente strafottenza che cela l'ardente passione che mi corrode dentro.
| inviato da simo il 14/12/2007 alle 13:39 | |
13 dicembre 2007
Centrifughe mentali
Ero così impegnato a darmi da fare qui che iniziai a pensare in un'altra dimensione, nello specchio vedevo uno sconosciuto.
| inviato da simo il 13/12/2007 alle 16:29 | |
12 dicembre 2007
Polaroidreams

www.myspace.com/crimenmusic (maneggiare con cautela)
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